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Le forme visibili della poesia
L.N. - 12 marzo 2019

È stata inaugurata sabato scorso a palazzo Libera, e rimane aperta fino al prossimo 14 aprile, la mostra “Le forme visibili della poesia”. Curata dal Comune di Villa Lagarina in collaborazione con PoliArt Contemporary di Milano, l’esposizione è una personale di Fernando Picenni a cura di Leonardo Conti e Michele Beraldo, con l’organizzazione di Claudio Tovazzi. All’allestimento ha collaborato l’Archivio Picenni di Milano, il catalogo è stato curato da Sara Bastianini e Leonardo Conti, con le fotografie di Bruno Bani


Spiegano i curatori: «Quella di Picenni è una pittura fatta di profondissimi spazi, luce sorgente, inedite forme e un inedito uso vibrante del colore che, nelle sue poetiche declinazioni, svela l’intima connessione picenniana tra l’arte e la vita. Eppure il lavoro incessante del pittore (“Quando entro in studio appendo la vita al chiodo”) risiede proprio nel mettere da parte la realtà quotidiana che viviamo, per inventarne un’altra, tra i quattro lati della tela.

La profondità dei suoi spazi non è cosmica, è l’interiorità risonante del colore. Le sue luci smentiscono l’abbaglio dei giorni, perché hanno i confini frastagliati del buio. Le sue forme non rappresentano, non alludono, scansano il simbolico: la loro presenza e gli eventi che tra esse segretamente accadono, hanno la forza originale di una realtà che per la prima volta accade.

Ci accostiamo così privi di parole, smarrita ogni analogia e svaniti i molti poteri soggioganti delle citazioni.

Tuttavia, in una specie di sapere noetico, intuitivo, percepiamo una liricità trascinante in queste opere. Nell’emanciparsi dalla realtà che quotidianamente ci riguarda, nel rifuggire l’inautentico - come l’avrebbe definito Heidegger - le opere di Picenni sono affini a certe musiche, a certe poesie, sono potenze che ci fanno vibrare. Accrescono miracolosamente le nostre capacità e la nostra fiducia, nell’accedere a quella via che attraversa l’arte prima di diventare davvero nostra».

 

Fernando Picenni

Nato a Bergamo nel 1929. Dopo alcuni esordi come poeta (attività che non ha mai tralasciato, spesso riservando i suoi versi come titoli della pittura), inizia giovanissimo a dipingere e dal 1959 si dedica esclusivamente all’arte, avendo identificato un suo inconfondibile stile. Si stabilisce a Milano, con studio affacciato su via Montenapoleone. Frequenta il Bar Giamaica, dove incontra Tadini, Manzoni, Castellani, Tancredi e stringe amicizia con Ferroni, con Dadamaino, con il filosofo Giametta e con Lucio Fontana (che gli compra alcuni dipinti). Le sue forme, emergenti da un’oscurità profonda, incontrano subito l’interesse dei critici, primo tra i molti, Franco Russoli. La prima personale viene organizzata nel 1961 al Salone Annunciata di Milano. Nello stesso anno espone con Biggi a Roma. In seguito le mostre si susseguono con regolarità, in prestigiose sedi pubbliche e private, come la Casa del Mantegna di Mantova, i Musei di San Salvatore in Lauro di Roma, Villa Pisani di Strà e la GAM di Cesena. Della sua attività hanno scritto, tra gli altri, Dino Buzzati, Mario de Micheli, Emilio Tadini, Marco Valsecchi, Cesare Vivaldi, Francesco Vincitorio, Elena Pontiggia, Leonardo Conti, Giovanni Granzotto, Domenico D’Oora, Sara Bastianini, Viviana Birolli, Franco Batacchi.

 

Orario mercoledì, giovedì, venerdì 14.00 - 18.00; sabato, domenica e festivi 10.00 - 18.00

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