Comune di Villa Lagarina   lunedì, 6 ottobre 2008
Albo comunaleAmministrazione ComunaleHomeVivere a Villa LagarinaEventi
Blank
Marchio
Vivere a Villa Lagarina
Agricoltura:
   Agricoltura
   Progetto Nambiol
   
Sei in: /Home /Vivere a Villa Lagarina /Economia /Agricoltura /Agricoltura

Il Comune di Villa Lagarina, la sua vigna e il vino

Uva  

Il potenziale viticolo del Comune di Villa Lagarina si estende prevalentemente nella zona di Pedersano in media e alta collina. Spicca comunque, per vocazionalità e progettualità il vigneto situato allo sbocco della Val Morela, che darà origine al vino, "Rosso morela".
Il progetto partito nel 1998 ha considerato, come viene illustrato di seguito, tutti i vari aspetti vitivinicoli. L’appezzamento funge da zona di raccordo tra il deposito morenico di versante e l’alluvione della zona che si estende nella piana di fondovalle. Inoltre, nella zona di contatto delle due origini vi è una fascia di colluvione. Le tipologie di suolo presenti sono riassumibili essenzialmente in due tipi.

  Rose e viti

Suolo di versante scheletrico franco, la cui formazione geologica fa riferimento a depositi morenici ed il substrato pedologico si riferisce a ghiaie e ciottoli.
 
Sommariamente questo suolo può essere suddiviso secondo tre profondità:
  • 0-40 cm struttura media, scheletro frequente, presenza di calcare attivo;
  • 40-100 cm struttura debole, scheletro abbondante e minuto, presenza di calcare attivo;
  • > 100 cm struttura assente, scheletro frequente, sostanza organica assente, con concrezioni di carbonato di calcio, presenza di calcare attivo

SuoloSuolo di piano franco limoso, la cui formazione geologica fa riferimento ad alluvioni attuali ed il substrato pedologico si riferisce a sedimenti alluvionali e colluviali.

Sommariamente questo suolo può essere suddiviso secondo tre profondità:

  • 0-80 cm struttura evidente, scheletroassente, presenza di calcare attivo.
  • 80-120 cm struttura debole, scheletro frequente e minuto, presenza di calcare attivo.
  • >120 cm struttura assente, scheletro abbondante medio-minuto, presenza di calcare attivo.

Analisi del suolo (primi 40 cm):
- Sabbia 58%
- Limo 29 %
- Argilla 13%
- Calcare totale 43.6 %
- Calcare attivo 4.5%
- Sostanza organica 1.0%
- Capacità di Scambio Cationico 11.6 meq/100g

Gestione agronomica:

  • La preparazione del suolo ha tenuto conto del fatto che i primi 40 cm di terreno sono i più utilizzabili dalla vite per cui questo suolo è stato conservato e rimesso a disposizione del vigneto. La preparazione del piano di impianto si è operata con una vangatura (max 20-30 cm) preceduta da una abbondante letamazione.
  • La concimazione del vigneto sarà sempre frazionata o si farà ricorso a concimi a lenta cessione data la modesta capacità di scambio cationico (CSC) di questi suoli.
  • Data la modesta quantità di acqua disponibile (AWC circa 100 mm) è indispensabile provvedere all’impianto irriguo strutturato in grado di apportare ridotti volumi di acqua per adacquata ma con elevata frequenza.
  • Il portinnesto dovrà resistere ad una moderata siccità e alla clorosi (ad es. 161-49, Kober 5bb).
  • L’inerbimento sarà effettuato con un miscuglio poco competitivo sia dal punto di vista idrico che nutrizionale
Analisi del suolo (primi 80 cm):
- Sabbia 37%
- Limo 47%
- Argilla 16%
- Calcare totale 40.0%
- Calcare attivo 7%
- Sostanza organica 1.8%
- Capacità di Scambio Cationico 17.0 meq/100g

Gestione agronomica:

  • La preparazione del suolo ha considerato che lo strato più interessante per la vite è rappresentato dai primi 80 cm per cui tale terreno è stato utilizzato come base del piano di campagna. La preparazione del piano di impianto si è operata con una vangatura (20-30 cm preceduta da una letamazione meno intensa rispetto al suolo precedente.
  • La concimazione del vigneto non pone particolare difficoltà data la buona fertilità (capacità di scambio cationico CSC) di questi suoli.
  • Data la buona capacità di trattenuta dell’acqua (AWC circa 150-200mm) è indispensabile provvedere all’impianto irriguo strutturato in grado di apportare volumi di acqua consistenti per adacquata con scarsa frequenza dell’intervento e solo con finalità di soccorso.
  • Il portinnesto dovrà resistere ad una moderata siccità e alla clorosi (ad es. Kober 5bb o 161-49).
  • L’inerbimento sarà effettuato con un miscuglio poco competitivo sia dal punto di vista idrico che nutrizionale.
La forma di allevamento adottata è il guyot (per le varietà autoctone tipo lagrein e teroldego) ed il cordone speronato per le rimanenti varietà. Di seguito si riportano schemi relativi a tale sistema. Anno di impianto 1999
Sesti di impianto 1.8x0.9
Densità ceppi/ettaro 6200
 
Mappa vigneti

Nella scelta varietale si è tenuto conto dell’obiettivo finale del prodotto. Ottenere un vino a carattere internazionale con i classici bordolesi (Cabernet e Merlot) dove sia in ogni modo presente una nota di identità di territorio, di trentinità e per questo si è pensato a varietà "autoctone" (Lagrein, Teroldego, Lambrusco). All’inizio dei vari filari sono messe a dimora delle rose di differente colore abbinate alle diverse qualità di viti presenti. Ciò rende, per un visitatore, più agevole la lettura delle differenti qualità di viti.

Schema stilizzato dell’impianto:

Mappa vigneti 1

Nella seconda decade dell’ottobre 2002 si è potuta effettuare la prima vendemmia.
Le conduzioni meteoriche dell’annata, particolarmente piovosa e con tassi di umidità sempre molto elevati, non sono state delle più favorevoli. Si è dovuti pertanto intervenire con operazioni agronomiche mirate ed in più riprese (particolarmente operazioni a verde, sfogliatura e dirado) per mitigare quanto più possibile l’effetto negativo dell’annata. Il risultato è stato comunque più che soddisfacente in termini qualitativi. L’uva era sana, buona la gradazione zuccherina che ha permesso di superare il 13° alcolici del vino come pure la maturità fenolica. La resa con circa 110 q.li di uva si è attestata a circa 1kg per ceppo. La vendemmia del Cabernet è stata inoltre caratterizzata dalla raccolta notturna, alla luce dei riflettori. La bassa temperatura al momento della raccolta è la motivazione principale di tale scelta. Una macerazione a freddo del mosto in fase iniziale esalta profumo e complessità del futuro vino. La vendemmia notturna è comunque in modo di rievocare una "festa". Fin qui solo particolari di tecnica agronomica; ma il vino che già sta riposando in botti di legno, si presenta fin d’ora strutturato e con un frutto persistente. Serviranno due anni ancora per poter assaggiare la prima bottiglia del "Rosso morela" e perché si possa chiudere il cerchio che partendo della progettualità in campagna si concluda nella commercializzazione di un vino pensato come un’alta espressione del nostro territorio.

Vendemia di notte   Vendemia di notte
 

Valid HTML 4.01!  Valid CSS!