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| Dalla preistoria alla grande guerra. |

Didascalia |
Preistoria
Le ottime condizioni climatiche ed ambientali hanno
favorito l'insediamento umano sul territorio di Villa Lagarina fin dalla preistoria (neolitico, periodo del bronzo
e del ferro). Ne sono testimonianza i numerosi reperti archeologici ritrovati nella grotta
delle Orsoline a Pedersano, sul dosso Pal Alt a Cesoino, a Castellano (castelliere dei Pizzini) e sul colle di S. Martino
nella zona di Cei.
Nel corso dei secoli la zona conobbe il sovrapporsi di diverse popolazioni e culture, la cui eredità è oggi
riscontrabile nella toponomastica, nell'antropizzazione del territorio, nelle testimonianze artistiche ed architettoniche
che impreziosiscono l'intero territorio comunale.
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Fibula zoomorfa rinvenuta a Torano (Pedersano) nel 1884. Conservata presso il Museo Civico di Rovereto. |
Romani e Longobardi
I sempre più frequenti rapporti tra le popolazioni retiche
(gallo-cenomani) e quelle romane si concretizzano, nel corso del primo secolo avanti Cristo, con la romanizzazione della
Valle Lagarina. Gran parte del territorio della Destra Adige ha fornito materiale archeologico di epoca romana; gli
insediamenti più interessanti si possono riconoscere nella zona di Servis (continuazione dell'area Pedersano-Cesoino),
nella villa romana di Isera e nella fornace del Prà del Rovro (valle di Cei).
Nel VI secolo dopo Cristo il territorio lagarino venne occupato dalle popolazioni longobarde. A questo periodo (584 d.C.)
risale la prima menzione del nome Làgaro, sede di una contea longobarda ("Storia dei Longobardi" di Paolo Diacono),
in seguito usato per identificare tutta la parte meridionale della valle dell'Adige. Il termine sarà poi ripreso per
l'abitato di Villa Lagarina, che fino a tutto il xvi secolo veniva chiamato semplicemente Villa, anche se l'dentità di
questo paese con la Làgaro longobarda è tutt'altro che provato. Tra le testimonianze longobarde giunte fino a noi è da
segnalare la fibula zoomorfa rinvenuta a Torano (Pedersano) nel 1884, oggi conservata presso il Museo Civico di Rovereto.
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"L'uomo delle selve" dipinto di Albrecht Dürer (1471 - 1528). |
Pieve e Comun Comunale
Se può risultare incerto identificare Làgaro con l'odierna
Villa Lagarina, non esistono invece dubbi circa l'antichissima origine della pieve di S. Maria di Làgaro e circa il fatto
che essa, chiesa madre per tutto il territorio della Destra Adige da Isera a Cimone, coincida con la chiesa di S. Maria
Assunta di Villa Lagarina.
Il ruolo di preminenza, di capoluogo che Villa Lagarina ebbe nel tempo su una vasta parte della Destra Adige, non si limita
però al solo aspetto ecclesiastico, ma si riconosce anche in un ente amministrativo ben preciso, quella "Universitas
comunitatum plebatus Làgari" che, sorta attorno all'omonima pieve, a partire da XVI secolo assumerà il nome più conosciuto
di Comun Comunale. Fino al Cinquecento, quando passerà a Pomarolo, la sede del Comun Comunale era a Villa Lagarina,
dove nella piazza antistante la pieve si tenevano le assemblee pubbliche (regole generali) alle quali intervenivano tutti
i paesi da Cimone a Isera.
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Paride Lodron in un dipinto del XVi sec. |
Medioevo e Rinascimento
Con l'istituzione del Principato Vescovile di Trento (1027)
inizia il periodo feudale che per il territorio di Villa Lagariona si caratterizza con la formazione delle giurisdizioni di
Castel Nuovo e Castellano, facenti capo ad altrettante costruzioni fortificate. Nei primi tre secoli dopo il mille il potere
feudale territoriale passa per diverse famiglie locali fino ad arrivare saldamente nelle mani dei Castelbarco. Nel 1456 le
giurisdizioni vescovili di Castellano (con Villa Lagarina) e Castelnuovo (con Nogaredo) diventano feudi della famiglia dei
conti Lodron, che le governerà ininterrottamente fino agli inizi dell'800, quando verranno soppresse.
Nel corso di questo quattro secoli i Lodron, in particolare Paride il Grande (1586-1653), Principe Arcivescovo di
Salisburgo, realizzarono o promossero numerose opere, istituirono fondazioni, costruirono chiese ed edifici civili,
trasformarono Villa Lagarina, che prima del loro arrivo era un modesto paesino, in un borgo dotato di splendidi palazzi,
frequentato da famiglie nobili e colte e ben inserito nella vita socile, economica e culturale dell'epoca.
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Pedersano. Il capitello a ricordo dell'ondata di colera del 1836. |
Dal 1700 al 1800
Nel lungo periodo intercorso fra il passaggio dei
Francesi del generale Vendomme nel 1703 e il successivo sconvolgimento napoleonico, il comune di Villa Lagarina,
come peraltro tutta la zona, visse un periodo di relativo benessere dovuto all'allevamento del baco da seta e
all'introduzione di alcune colture quali la patata e il granoturco.
Nel 1774 si istituì la scuola obbligatoria gratuita per i contadini (scuole rurali).
Dopo le guerre napoleoniche, oltre all'abolizione delle signorie feudali, furono sciolte anche le antiche comunità.
Nel 1818 cessò di vivere quella Comunitas Comunitatum Lagari che si estendeva da Isera ad Aldeno e i cui uomini nel
lontano 1133 avevano osato affrontare l'esercito imperiale di Lotario II.
In pratica furono divisi fra i nuovi Comuni i beni comunitari rimasti indivisi attraverso i secoli, composti quasi
esclusivamente da boschi e prati ed oggi gestiti dai vari usi civici.
Nel 1842 i Lodron, ultimi nel Trentino assieme ai conti d'Arco e Castelbarco, rinunciarono alla giurisdizione e così
agli inizi del luglio 1843 a Nogaredo vennero istituiti i giudici imperiali.
Sempre nella prima metà del 1800 si registrarono due ondate di colera, una nel 1836 e l'altra nel 1855 con decine di
morti; nei soli mesi di luglio ed agosto del 1836 nel Comune di Villa Lagarina persero la vita 87 persone. Alcuni
capitelli nei vari paesi ricordano ancora quel triste evento.
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Il ponte di ferro costruito nel 1896 dalla ditta Gridl di Vienna.
In primo piano il traghetto rimesso in funzione durante la costruzione del ponte. Negli anni 1914-1918 il ponte fu oggetto di continui bombardamenti da parte dei reparti italiani stanziati sullo Zugna. |
La prima guerra mondiale
Con l'entrata in guerra dell'Italia (24 maggio 1815), il Trentino
divenne teatro di sanguinosi combattimenti.
Per la popolazione locale, già provata dai lutti e dalle sofferenze per le decine di soldati che da dieci mesi combattevano sul
fronte russo, sui Carpazi, nella Galizia, iniziava un periodo assai drammatico. La leva in massa privò i paesi di tutti gli uomini
validi dai 17 ai 55 anni, lasciando soltanto le donne, i vecchi, i bambini a soffrire spesso la fame.
Mentre sullo Zugna e sul Pasubio, i due opposti schieramenti si affrontavano in una logorante guerra di posizione alternata talvolta
a violentissimi scontri, nella Destra Adige venivano approntati vari servizi logistici.
A Villa Lagarina, presso il palazzo Guerrieri Gonzaga si stabilì un comando austriaco e in casa Libera fu installato un ospedale.
Militari di varie nazionalità occuparono con i loro cavalli e mezzi quasi ogni casa del comune. Nella campagna sopra alla ex caserma
dei carabinieri fu costruito un forno militare e un'ardita funicolare per Castellano; un'altra più grande venne realizzata nei pressi
della chiesa di Santa Maria Assunta.
Dalla stazione ferroviaria partiva un trenino che arrivava all'attuale incrocio con semaforo, piegava poi a destra aggirando il paese di
Villa Lagarina da Nord Ovest ed arrivava al forno e fin detro palazzo Lodron a Nogaredo.
In vari punti della montagna dal Biaena al Dos Pagano in Cimana si piazzarono batterie di cannoni e mortai; a Castellano funzionava un
importante osservatorio.
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