mercoledì, 22 febbraio 2012
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Welcome. Benvenuti!

Achille è del Benin, Kofi del Ghana, Samuel e John provengono dalla Nigeria. Sono quattro dei 220 richiedenti protezione e asilo, fuggiti a fine primavera dalla Libia in guerra, e accolti a luglio in Trentino. Da fine agosto sono ospiti in un alloggio in via Cavolavilla messo a disposizione dall'Amministrazione comunale. Un mese fa, accompagnati dai mediatori di Cinformi e Caritas, sono stati i protagonisti di una serata nella quale hanno incontrato le associazioni del nostro territorio, la Giunta e alcuni Consiglieri comunali. «Le porte della casa comunale sono sempre aperte per tutti - ha ricordato il sindaco Manica nel suo saluto introduttivo - la nostra è stata la scelta responsabile di una comunità solidale e ospitale da sempre impegnata a superare divisioni e a costruire ponti»

A metà novembre l’Amministrazione comunale in collaborazione con il Centro informativo per l'immigrazione (Cinformi) della Provincia e la Caritas diocesana ha organizzato una tavola rotonda con cui ha invitato le associazioni del proprio territorio ad incontrare le persone richiedenti asilo cui ha dato ospitalità.

Obiettivo della riunione era anzitutto la reciproca conoscenza ma anche l'offrire dei possibili punti di contatto con le associazioni in modo che i rifugiati possano, se desiderano, inserirsi e spendersi per e nella comunità. Pur condizionate dalla restrittiva legislazione in materia, varie sono le idee e le proposte emerse in quello che, a detta dei mediatori culturali presenti, è un clima decisamente favorevole all’accoglienza e all'inserimento dei profughi.

Come noto, nel febbraio del 2011 a seguito dello scoppio della cosiddetta rivoluzione araba migliaia di immigrati africani che lavorano in Libia vengono a trovarsi, loro malgrado, stranieri in una nazione in guerra. Sono quindi costretti più di altri alla fuga, lasciandosi alle spalle quella che in alcuni casi da molti anni era stata la loro nuova vita, e a cercare rifugio oltremare, sull’isola di Lampedusa, porta sud d’Europa. Con tutti i ben noti problemi che ne sono derivati.

A Lampedusa un caos tutto italiano è già scoppiato quando finalmente nella cabina di regia della Conferenza Unificata del 6 aprile 2011 il Governo convoca le Regioni, le Province autonome e gli Enti locali e assieme concordano di impegnarsi, attraverso il sistema di protezione civile nazionale, ad affrontare l'emergenza umanitaria con spirito di leale collaborazione e solidarietà.

A seguito di tali accordi tra luglio e agosto arrivano in Trentino 220 profughi nell'ambito del progetto “Emergenza Accoglienza”, dapprima nel centro provinciale della protezione civile di Marco e poi trasferiti in vari Comuni, secondo le disponibilità manifestate o in base alla presenza di alloggi liberi presso ITEA , ATAS, APPM, Si Minore, Villa S. Ignazio, Casa della giovane.

Villa Lagarina, e Mori, fanno scelte più dirette e rispondono all'appello della Giunta provinciale mettendo a disposizione della protezione civile trentina alloggi di proprietà comunale. In particolare la Giunta Manica sceglie di accogliere quattro persone fuggite dal conflitto in Libia e di offrire loro ospitalità nell'alloggio sito in via Cavolavilla, in centro a Villa Lagarina.

Achille, Samuel, John e Kofi hanno provenienza ed età diversa: due sono originari della Nigeria, gli altri da Benin e Ghana. In Libia Kofi studiavano per diventare carpentiere, John lavorava come falegname, Samuel come tecnico. Achille era insegnante di inglese e francese in una scuola molto in vista nella capitale. Il tempo libero lo trascorrevano tra sport, passeggiate, nuove tecnologie. Persone comuni con un progetto di vita che è improvvisamente e drammaticamente svanito nel nulla.

Per tutti e quattro è stata fatta richiesta di asilo politico e ciascuno ha già sostenuto il colloquio necessario presso la Commissione territoriale straordinaria con sede a Verona che ora analizzerà ogni caso e deciderà nel merito.

In tutto questo periodo al richiedente asilo non è consentito di svolgere nessun tipo di attività lavorativa, nemmeno volontariamente, pena il decadere dai benefici previsti. Questo è un vincolo estremamente gravoso per persone abituate a ritmi di lavoro intensi che ora si sentono inutili. Se non bastasse, molti di loro hanno bisogno di guadagnare per sostenere la famiglia nel Paese d'origine, famiglia che ora si trova privata delle rimesse che era abituata a ricevere. L'unico modo per poter far svolgere loro delle attività di volontariato è attivare un progetto formativo per il tramite di qualche associazione o cooperativa che se ne faccia carico.

Se la loro pratica avrà esito positivo potranno ottenere protezione da uno a cinque anni, in varie forme, fino infine a vedersi riconosciuto lo status di rifugiato politico. Se l'esito dovesse essere invece negativo vi sarà la strada del ricorso. Una terza opzione prevede il rimpatrio su base volontaria nel rispettivo stato d’origine.

Al rifugiato vengono consegnati mensilmente dei buoni del valore nominale di 288 euro che servono per fare la spesa presso Coop e Famiglie cooperative o per procurarsi del vestiario presso i negozi del riuso della Caritas. Solo una piccola somma (massimo 75 euro) è spendibile presso edicole e tabaccai per sigarette o carte telefoniche. Ciascuno riceve anche una tessera trasporti che gli consente di muoversi con i mezzi pubblici liberamente in tutto il Trentino.

Per il loro forzoso (molto) tempo libero il progetto Emergenza Accoglienza prevede un corso di italiano tre volte alla settimana, incontri formativi sulla legislazione in tema di lavoro tenuti dal Centro informativo per l'immigrazione (Cinformi) della Provincia, corsi di pronto soccorso organizzati dalla Croce Rossa.

Il progetto Emergenza Accoglienza nasce grazie alla Provincia autonoma di Trento per dare una risposta adeguata ai servizi di accoglienza solidale dei profughi provenienti dall’Africa del nord e coinvolge 12 giovani volontari del servizio civile per un anno.

Sono passati sessant’anni da quando a Ginevra il 28 luglio i membri delle Nazioni Unite firmarono la Convenzione sullo status dei rifugiati, carta che definisce e regola la condizione di rifugiato e detta le responsabilità delle nazioni riceventi.

Secondo l’articolo 1 si definisce rifugiato colui che “(...) temendo a ragione di essere perseguitato per motivi di razza, religione, nazionalità, appartenenza ad un determinato gruppo sociale o per le sue opinioni politiche, si trova fuori del Paese, di cui è cittadino e non può o non vuole, a causa di questo timore, avvalersi della protezione di questo Paese: oppure che, non avendo la cittadinanza e trovandosi fuori del Paese in cui aveva residenza abituale a seguito di tali avvenimenti, non può o non vuole tornarvi per il timore di cui sopra.”

Questo passo è molto importante perché distingue giuridicamente l’immigrato per motivi economici o turistici dal rifugiato in conseguenza delle condizioni socio-politiche nel suo Paese d’origine.

«Ora spetta alla comunità di Villa Lagarina dimostrarsi una società aperta e matura, in grado di sapersi rapportare con il mondo, consentendo a chi ha avuto la sfortuna di trovarsi in mezzo ad una guerra di riassaporare un po’ di pace e serenità» è l'auspicio con cui Alessandro Nicoletti, consigliere delegato alla pace e alla solidarietà internazionale, ha concluso l'incontro.

 
Pubblicato da M.V. - 24 dicembre 2011 22:22