2001
Legno, carta, plexiglas, acqua
Dimensioni: 250x150x50, altezza della base da terra 120 cm.
Immagine da: www.paolocavinato.net
Mostra d'arte Spazio visivo Paolo Cavinato - Stefano Trevisi
Palazzo Libera (Vedi mappa)
Via Garibaldi, 10 38060 Villa Lagarina (TN)
da venerdì, 18 aprile ore 18:30
a domenica, 18 maggio 2008
Costo/ingresso: entrata libera
Evento collaterale:
concerto per voce, pianoforte ed elettronica
Beatrice Santini (voce), Leonardo Zunica (pianoforte)
Musica e regia del suono Stefano Trevisi.
Spazio Visivo: per un'alchimia dello sguardo
Paola Artoni
L'immagine esiste in sé: è la materia. È l'identità assoluta dell'immagine e del movimento.
Il mio corpo è materia, oppure è immagine… L'immagine-movimento e la materia-flusso sono rigorosamente la stessa cosa.
L'identità dell'immagine e del movimento ha per ragione l'identità della materia e della luce.
L'immagine è movimento come la materia è luce.
Gilles Deleuze
(da "l'Immagine Movimento")
Geometrie che si raccolgono, frammenti di memorie che confluiscono in un unico laboratorio di immagini e suoni. Nasce così nel 2006 "Spazio Visivo": un progetto dove le installazioni di Paolo Cavinato dialogano con i suoni di Stefano Trevisi, un luogo della mente dove si condividono pensieri ed espressioni. Sono "oggetti vivi", creati utilizzando materiali poveri come la carta, il legno, la cera, la terra e il ferro, strumenti malleabili e interagibili, elementi organici, naturali, "umani e viscerali" poiché dialogano con lo spazio intimo. A questa dimensione di legame con la natura corrisponde, in parallelo, un'operazione di scandaglio dell'interiorità e di costante ricerca intellettuale. In #1 CamerAptica la visione è sollecitata e ingannata dagli artifici dell'anamorfosi.
L'invito è a percorrere una stanza costituita apparentemente da elementi dissonanti, salvo poi cogliere l'unità del tutto nel momento in cui si osserva la scena da un punto di vista suggerito dagli autori. «L'alchimia: qui è la trasformazione e la costruzione mediante lo sguardo prospettico» afferma Cavinato, invitandoci a muoverci oltre l'apparenza delle cose e, in questo senso, la scena si integra con quelle che l'autore definisce le "possibilità evocative degli oggetti". Questa installazione potrebbe anche essere la rappresentazione della creatività artistica: una serie di particelle dell'immaginazione che va via via costruendosi in una vera rappresentazione (la stanza), il cui punto di vista è deciso.
CamerAptica è una stanza colma di suoni dove, percorrendo le forme bianche, si ascoltano brandelli di parole pronunciate, musica e suoni d'un parallelo caos primordiale acustico ma nella quale esistono anche punti in cui le parole prendono senso e la musica diventa armonia. Le particelle sonore di Trevisi ricreano una stratificazione di materiali sonori, a partire da un testo percepibile a sua volta soltanto da un unico "punto di ascolto" collocato nell'installazione. Il sistema sonoro è infatti composto da due elementi, da una parte il testo (che occupa lo spazio interno della CamerAptica) e dall'altra eventi sonori materici e astratti (che occupano lo spazio esterno all'installazione e che vengono per lo più generati da uno sfregamento di strumenti a percussione come timpani e tamburi). Sono proprio questi ultimi che vanno a creare una cornice sonora alle parole e che costituiscono un polo astratto primordiale (pre-parola) e diffuso, al contrario del punto di ascolto intelligibile (la parola) e focalizzato. Tra questi due poli si crea una transizione di materiali sonori che si manifesta a livello morfologico attraverso le trasformazioni del materiale vocale: il testo infatti viene dapprima frammentato, cioè ridotto in fonemi privi di senso ma ancora dotati di un'aura timbrica legata alla voce umana, e successivamente distorto, assumendo quindi un carattere astratto che lo allontana dal contesto originario e lo riconduce nel continuo sonoro che pervade lo spazio acustico. Il testo, portato ad un grado estremo di astrazione, viene diffuso all'esterno della struttura, i gradi intermedi, che presentano tracce riconoscibili del materiale di partenza, sono dislocati in punti di confine della struttura, mentre il testo originario viene diffuso all'interno della struttura. Si crea così, accanto ad un continuum morfologico, un percorso spaziale nel quale il grado di intelligibilità del testo aumenta man mano ci si avvicina al punto di ascolto. In questo senso la parola assume una connotazione simbolica: come essa nasce in forma di sillabe uscendo da un groviglio, allo stesso modo i suoni e le parole arrivano ad assegnare un concetto alle cose e agli oggetti creati dall'uomo (ovvero, nel conferire un nome agli oggetti si consegna loro un'"anima" e un proprio senso d'esistere).
Un'ulteriore chiave di lettura potrebbe essere quella della riflessione sullo sguardo dell'uomo e lo sguardo del "tutto". Lo suggerisce Cavinato: «Dio (come entità Universale) è il tutto, e il suo sguardo abbraccia tutto perché nel tutto, tutto è possibile… Ogni angolatura potrebbe aprire a mondi diversi. Lo sguardo dell'uomo è circoscritto in quel piccolo punto di osservazione suggerito e ciò che si legge all'interno è una stanza completamente precaria, fragile, esile, leggera, eternamente passeggera». E ancora: «La definizione di "aptico" attinge la sua origine negli studi di Deleuze, il quale descrive una tattilità che riguarda tutti i sensi e lascia supporre che l'occhio stesso possa avere questa funzione (che non è semplicemente ottica). Ecco allora che nello spazio aptico l'esperienza artistica non è più assoggettata alla temporalità oggettiva della narrazione, ma alla temporalità del divenire, dei processi fisici e psichici della percezione. Così l'attività dello spettatore non è quella della ricezione, ma della percezione, che lo immerge all'interno di uno spazio "aptico"».
Allo stesso modo anche #3 Soglia è stata creata come spazio percorribile, realizzata come una struttura a parallelepipedo, circondata da scaffali nei quali sono riposte e assemblate tra loro centinaia di scatole diverse. Si allude così a una sorta di luogo di raccolta dove vengono riposti gli istanti del quotidiano ma anche i sogni nel cassetto, quella dimensione interiore dove riposano idee ed emozioni, visioni e percezioni. Nessuna scatola può essere identica a un'altra, lo testimoniano i riferimenti alla catalogazione indicata con i numeri, le indicazioni del peso e la descrizione del contenuto. Sono microcosmi, particelle che aprono altrettanti mondi nascosti e che partecipano alla composizione di un macrocosmo più articolato e complesso. Ancora una volta lo spettatore viene invitato a percorrere l'installazione nel suo perimetro esterno. Avvicinandosi la visione si fa più definita e si leggono le differenze delle singole scatole e diventa allora percepibile anche la miriade di suoni frammentari che vanno a comporre quella che gli autori definiscono «la galassia della quotidianità fatta di tanti piccoli eventi effimeri». Anche in questo caso l'installazione sonora è data dall'intersezione di due elementi autonomi che si compenetrano. Nell'ambiente esterno si sono utilizzati materiali sonori legati ad un'idea di suono imperfetto e materico, che si può ritrovare ad esempio in suoni elettronici noise o in rumori che possono essere prodotti da strumenti utilizzati in modo non convenzionale (le percussioni, ma anche la voce distorta e i rumori labiali e gutturali). Questi materiali sonori distorti e frammentati emergono in modo discontinuo tra le scatole disposte sugli scaffali, e chi si trova di fronte ad esse esplora così la superficie non solo con lo sguardo ma anche con l'ascolto.
A questo punto – superata la fase dell'attesa – si entra nella seconda dimensione: si può infatti accedere all'interno dell'installazione percorrendo la "soglia", ovvero un lungo corridoio che cattura come in una visione d'infinito. È questo il luogo della metamorfosi: in un primo momento ciascuno vede la propria immagine riflessa davanti a sé che occupa il centro del corridoio, poi, a poco a poco, l'immagine si liquefa e non resta che il vuoto della prospettiva centrale.
Il suono accompagna questa lenta dissoluzione: inizialmente fasce sonore dense sono diffuse in modo da circondare lo spettatore che si pone davanti allo specchio; successivamente queste fasce si focalizzano sia a livello spaziale su un'unica sorgente sonora frontale, sia a livello spettrale subendo un filtraggio che porta all'emissione di un unico sibilo acuto e continuo. Ci si trova di fronte quindi ad una ciclica trasformazione tra una struttura tensiva propria di un suono perfetto ed asettico che si stempera in fasce sonore più ampie e più dense.
Sottolinea Trevisi: «La differenza tra i due estremi è evidenziata dalla morfologia dei materiali sonori: da una parte un carattere tenuto e continuo dei suoni puri, che creano lunghe arcate e lunghi respiri che rimandano ad un carattere strumentale, e dall'altra un'estrema frammentazione del materiale che riduce i suoni a grappoli di impulsi istantanei, a scorie sonore che sembrano brulicare dalla struttura». Si coglie quindi una forte discontinuità tra l'esterno frammentato (le scorie e i rumori che alludono alle vite brulicanti contenute in ogni scatola) e l'interno continuo, dove la singolarità dell'io che (si) guarda e si annulla è resa con l'alternanza tra il suono vivo multicolore e il freddo sibilo perfetto monocromatico.
La Soglia è allora paradigma di quella dimensione di limite tra l'uno e il molteplice, la demarcazione tra l'interno e l'esterno, un "finito" proiettato verso l'Infinito.
Si sente riecheggiare Andrej Tarkowskij: «Per me attraverso la "crisi spirituale" si fa sempre strada la salute. La "crisi spirituale" è il tentativo di trovare se stessi, di acquisire una nuova Fede. La condizione di crisi spirituale è la sorte di tutti coloro che si pongono dei problemi spirituali. L'anima è assetata di armonia, mentre la vita invece è disarmonica. In questa non rispondenza è racchiuso lo stimolo del movimento, la sorgente della nostra sofferenza e, a un tempo, della nostra speranza, la conferma della nostra profondità e delle nostre facoltà spirituali» (da "Scolpire il tempo").