Il paesaggio terrazzato Uccello S. Maria Assunta

Paride Lodron
Paride LodronParide Lodron nasce il 13 febbraio 1586 nella residenza fortificata di Castel Nuovo, oggi Castel Noarna. Studia a Bologna e si laurea nella famosa Università di Inglostadt, retta dai Gesuiti, nel 1604; tre anni dopo entra nel capitolo del Duomo di Salisburgo, dove inizia una rapida ascesa ecclesiastica culminata con l’elezione a Principe Arcivescovo di Salisburgo nel 1619. Paride Lodron è un regnante straordinario e, con la sua politica accorta ed illuminata, fa acquisire a Salisburgo un ruolo di primaria importanza per il commercio europeo consentendole di essere risparmiata dalla disastrosa querra dei Trent’anni che imperversava in Europa in quel periodo. Non meno importanti sono i suoi interventi nell’arte e nella cultura con l’istituzione dell’Università e il completamento e la consacrazione del Duomo. Paride Lodron non dimentica comunque la sua terra d’origine ed a Villa Lagarine fa edificare una nuova chiesa arcipretale con la famosa cappella di S. Ruperto, ricca di pregevoli dipinti; per favorire l’economia della zona istiutisce il Monte di Pietà e realizza un filatoio per la seta. Il Principe Arcivescovo conte Paris Lodron muore a Salisburgo il 15 dicembre 1653, all’età di 67 anni dopo aver governato per 34 anni, meritandosi il titolo di Padre della Patria. 

 

Adalberto Libera
Adalberto LiberaNasce a Villa Lagarina il 16 luglio 1903. Laureatosi in architettura a Roma nel 1928, si dimostra da subito attento al dibattito sulle moderne tendenze europee: nel 1927 la visita all'esposizione del Werkbund di Stoccarda, assieme a Gino Pollini e a Carlo Enrico Rava, segna il suo ingresso nel Gruppo 7 e il primo confronto in ambito internazionale. L'impegno per la diffusione della moderna architettura europea attraverso l'organizzazione, nel 1928, della I mostra di architettura razionale e la creazione, nel 1930, del Movimento italiano per l'architettura professionale. Dopo gli iniziali lavori - la scuola R. Sanzio a Trento (1931-34) ed il palazzo postale sull'Aventino a Roma (1933-34) - le tappe successive del percorso Libera si snodano fra la realizzazione degli allestimenti per le mostre del regime (Mostra del decennale della rivoluzione fascista, 1932; Mostra delle colonie estive al Circo Massimo, 1937-39) e per le esposizioni internazionali (padiglione di Chicago, 1933; padiglione di Bruxelles, 1935) e la partecipazione ai concorsi per le grandi opere romane (palazzo del Littorio, 1934; Piano di Aprilia, 1936; Palazzo dei ricevimenti e dei congressi, 1937-42; Arco simbolico, 1937-40; Palazzo dell'acqua e della luce, 1939). Nel dopoguerra si impegna al tema dell'abitazione, anticipando le ricerche che condurrà nel programma di ricostruzione dell'INA Casa (quartiere Tùscolano a Roma, 1950-54). Nel 1953 diventa docente alla Facoltà di architettura dell'Università di Firenze; nel 1962 passa ad insegnare all'Ateneo romano. Sono di questi anni il concorso mancato per la sede della Democrazia Cristiana all'EUR (1956-57) ma anche importanti incarichi come il Palazzo della Regione Trentino - Alto Adige (1953-63) e il quartiere Villaggio Olimpico per i Giochi di Roma (1957-60). Libera muore il 17 marzo 1963.

 

Mario Sandonà
Mario Sandonà. Architetto e pittoreNasce a Villa Lagarina il 22 agosto 1877. Dopo aver compiuto gli studi superiori presso l'Istituto Tecnico di Trento, nel 1897 si trasferisce a Vienna dove approfondisce la sua formazione. Dopo il conseguimento del diploma entra nel prestigioso studio di Max Fabiani che lo avvia all'attività professionale e sorattutto sostiene il suo progressivo inserimento nelle istituzioni artistiche dell'Impero. Mentre nel 1903 progetta le edicole nel cimitero di Villa Lagarina, nel 1904 rientra definitivamente in Trentino con la qualifica di professore dell'Istituto Tecnico di Trento e di corrsipondente del Tirolo dell K.K Zentral Kommission preposta alla conservazione dei monumenti. Nel giugno 1907 viene promosso Konservator per i distretti di Mezzolombardo e di Trento e per la stessa città di Trento; con questo incarico, fra il 1906 e il 1911, Sandonà dirige i lavori di restauro della Torre Aquila e della loggetta clesiana nel Castello del Buonconsiglio e studia una serie di interventi conservativi per il Castello di Avio. Nel 1911 progetta la sua casa di abitazione. Dopo la Prima guerra mondiale trascorre lunghi periodi a Firenze, Roma, Parigi dove frequenta gli ambienti artistici e culturali che avranno una profonda influenza sul consolidarsi dei suoi interessi verso la pittura. Nel 1928, prende parte alla I Mostra trentina d'arte e, l'anno successivo, alla Mostra d'avanguardia. Alla Mostra Sindacale nel 1930 presenta "Napoleone a Mosca" opera importante per la sua ricerca pittorica. Alla fine degli anni venti, dopo le delusioni della pratica architettornica, dedica il suo impegno esclusivamente alla pittura. Prende parte a tutte le Mostre Sindacali trentine fino al 1942, affrontando spesso l'avversione della critica e del pubblico. A Rovereto, nel 1943 pubblica "Amenità di provincia" dove spiega la sua idea di pittura. Negli anni del dopoguerra interviene nuovamente sulla stampa locale, affrontando tematiche di ordine urbanistico ed architettonico (la zona del Duomo, il palazzo Pretorio, il Castello del Buonconsiglio). Muore a Milano il 19 dicembre 1957.

 

Attilio Lasta
Attilio Lasta
Attilio Lasta fu uomo discreto, molto spesso chiuso in un’orgogliosa riservatezza che era parte del suo intimo carattere. Le notizie che lui stesso lasciava trapelare al grande pubblico, sia sulle sue vicende private che sulla sua attività artistica, sono sempre state scarne e lacunose.

Lasta nacque il 27 aprile 1886. Appartenente ad una famiglia benestante di Villa Lagarina seppe coltivare, nel corso della sua vita, uno strettissimo rapporto con la realtà locale, nonostante i numerosi viaggi e i periodi di residenza lontano da casa. Egli, nonostante non avesse nobili ascendenze, ebbe rapporti di familiarità con alcune famiglie alto borghesi residenti a Villa Lagarina e dintorni grazie della trattoria del padre che, nei fine settimana, attirava i signori di Rovereto.

Dopo aver frequentato le scuole popolari, Lasta, ancora fanciullo, venne mandato a completare la sua istruzione presso il collegio di Amras, nel Tirolo orientale, dove si specializzò nei lavori di artigianato e nella pittura. Questa prima esperienza, oltre a fornirgli le fondamentali basi tecniche, fece nascere nel giovane Lasta l’amore per l’arte che, di lì a pochi anni, si concretizzò in una vera e propria scelta di vita.

Egli, poco più che adolescente, giunse a Milano, dove frequentò lo studio dell’insegnante di Brera Cesare Tallone, e poi a Venezia presso l’Accademia di Belle Arti sotto la guida di Ettore Tito; successivamente si spostò per un periodo di studio a Firenze. La sua residenza in queste grandi città lo mise in contatto sia con i capolavori dei maestri del passato, attraverso le grandi gallerie e pinacoteche che lì potè visitare, sia lo fece incontrare con le tendenze contemporanee, dal divisionismo ai macchiaioli. Fra un viaggio e l’altro Lasta tornava in Trentino dove, nel 1907, si iscrisse ai corsi di Luigi Ratini, che aveva da poco aperto uno studio a Trento. Ratini fu considerato da Lasta come suo unico maestro, e il rapporto fra i due, duraturo nel tempo, fu infarcito di simpatia e stima reciproche. Tranne qualche esperienza sporadica, infatti, Lasta non aveva avuto fino a questo momento la possibilità di ricevere una formazione artistica vera e propria, procedendo come autodidatta. Ratini e Lasta avevano in comune una grande ammirazione per Segantini, del quale studiarono approfonditamente la poetica e la pratica divisionista, che si riversò successivamente nelle produzioni del nostro (“Meriggio sul Grostè”).

A venticinque anni Attilio Lasta poteva già contare su un vasto bagaglio di esperienze, sulla conoscenza approfondita di varie tecniche pittoriche grazie agli insegnamenti di Ratini e su una formazione che coinvolgeva non soltanto l’ambito pittorico ma anche quello più strettamente umano. La sua sensibilità s’unì alla padronanza del mezzo espressivo e all’amore per la sua terra natia nei capolavori degli anni Dieci, come il “Cimitero di Castellano”, il “Tramonto a Bosco Chiesanuova”, la “Piazza di Nogaredo”. Fin da subito, il suo riferimento principale fu la realtà locale e quotidiana di Villa Lagarina e dei suoi dintorni, di cui amava esplorare i paesaggi munito di cavalletto e cassettina dei colori. Il contatto con il territorio, con le sue stagioni e i suoi mutamenti di luce, fu sempre fondamentale e diede linfa alla sua arte. Nella produzione legata al paesaggio Lasta riversa la sua autentica vena poetica, fomentata e sostenuta dalle variegate conoscenze, sia artistiche che personali, che egli stava accumulando in questo periodo e che sfociavano nella sua arte.

Nel 1912 venne chiamato a far parte del gruppo di Ca’ Pesaro, che si era formato a Venezia attorno alla figura di Barbantini. Essi si opponevano tanto alla Biennale e ai suoi schemi di maniera che all’ansia rinnovatrice del futurismo, proponendo un’arte lontana dalla pittura ufficiale e animata da un sincero incanto per la natura. Egli partecipò a due esposizioni dei capesarini (nel 1912 e nel 1913, esponendo nella prima “Sole di primavera” e “Tramonto roseo”, e nella seconda “Pomeriggio soleggiato”) e diede vita, all’interno di questo vivace gruppo, alle sue opere più significative, che prendevano spunto dall’ambiente decadente ed estetizzante del primo Novecento. Con questa nuova esperienza Lasta allargò notevolmente la rete di amicizie con altri pittori esordienti e riscosse un discreto successo sia di critica che di pubblico, che cominciò ad apprezzare e ad acquistare le sue opere.

Lo scoppio della Prima Guerra Mondiale sconvolse la placida atmosfera della belle époque e Attilio Lasta, come tanti altri giovani, venne richiamato alle armi. Dopo un primo addestramento a Bolzano venne mandato al fronte in Galizia; nonostante le ristrettezze e gli impegni della vita militare egli riusciva a trovare il tempo per dedicarsi alla pittura, facendosi ispirare dalle caratteristiche del paesaggio locale come nella “Chiesetta lignea di Oroszpatak”.

Nel 1916 Lasta venne chiamato a far parte del Kriegsgeschichtegruppe (gruppo di storia della guerra), che aveva lo scopo di tener memoria delle imprese del I Reggimento Landesschützen. Il gruppo operava nella cittadina di Wels ed era formato da una serie di artisti rintracciati nei sei battaglioni del reggimento che avevano il compito di documentare la vita militare attraverso schizzi dei campi di battaglia, fotografie, opere d’arte e raccolte di canzoni. Al suo interno Lasta ritrovò anche Ratini, già suo maestro nel periodo di formazione, con il quale consolidò, in questo frangente, l’amicizia. Lasta conservò sempre un ottimo ricordo del periodo di Wels: fu un’epoca di condivisione artistica, di nuove sperimentazioni e di profonda fratellanza, lontana dagli orrori della guerra che imperversavano altrove.

Finito il conflitto, Lasta si stabilì a Villa Lagarina, tornando a riprendere i luoghi a lui più cari (“Casòte di Castellano”, “Tramonto trentino”, “Paesaggio invernale a Nogaredo”) e ad unire la matura padronanza del mezzo pittorico al profondo sentimento di amore per la bellezza della natura. Alle amicizie, ai viaggi, alle variegate esperienze, fece seguito la tranquillità del paese natale, nella quale si rifugiò in compagnia delle sue due sorelle.

A partire dagli anni Venti Lasta cominciò ad affiancare alla pittura di paesaggio, che era stata il cardine della sua produzione fino a questo momento, lo studio delle nature morte. Nel frattempo s’inserisce appieno nella vita culturale locale, diventando socio dell’Accademia Roveretana degli Agiati e del Circolo Artistico Trentino, luogo d’incontro e dibattito artistico, caratterizzato dalla formazione mitteleuropea di gran parte dei suoi appartenenti.

Dal 1932 in poi Attilio Lasta abbandonò definitivamente il paesaggio per dedicarsi alla natura morta, sia per ragioni dettate dall’avanzare dell’età, che impediva sempre di più gli spostamenti, sia per venir incontro al gusto e alle richieste degli acquirenti. Egli raffigurava prodotti locali (come pesche, pere, funghi, talvolta anche cacciagione) accompagnati da vasellami, a volte vivaci e preziosi, a volte umili e casalinghi. L’atmosfera rarefatta della scena e l’attenzione ai minimi dettagli degli oggetti raffigurati sono le cifre stilistiche caratteristiche delle sue nature morte; nel corso dei decenni successivi egli ripeterà queste caratteristiche in centinaia di opere, senza grandi innovazioni ma sempre con puntuale attenzione al dettaglio e conoscenza delle peculiarità della materia raffigurata.

Nel novembre del 1946 venne allestita a Gargnano sul Garda la prima personale di Attilio Lasta, che consta nell’esposizione di dodici nature morte, diventate oramai la sua produzione più caratteristica e ricercata; una seconda personale fu allestita nel 1957 a Merano, più importante sia per il numero di opere esposte (una trentina) che per il risalto che ebbe sulla stampa locale, artistica e non.

La vita di Lasta a Villa Lagarina era tutt’altro che ritirata: la sua casa era quotidianamente frequentata da amici, pittori ed intellettuali provenienti da tutto il Trentino. A riconferma dell’apprezzamento della sua arte e della sua indubbia importanza nelle vicende artistiche italiane e regionali, nel 1972 il comune organizzò in suo onore il “Premio Lasta”, una mostra collettiva di oltre 150 pittori che si svolse nel centro storico della cittadina. L’evento, che venne ripetuto due anni dopo con il “Secondo concorso biennale di pittura” fu la conferma dell’affetto che i l’intera comunità di Villa provava per l’artista.

Attilio Lasta morì nella sua casa di via Garibaldi il 20 gennaio 1975.

 

Giovan Battista Cavalieri

Giovan Battista Cavalieri

Nasce a Villa Lagarina nel 1525 e muore a Roma nel 1601. Incisore, disegnatore e pittore è attivo nella Roma dei papi del Cinquecento.

Ulteriori informazioni: www.treccani.it

 

Domenico Zanolli
Don ZanolliNasce a Rovereto nel 1810. Curato di Castellano dal 1842 al 1878, fu ricercatore, storico, scrittore e poeta dialettale. È tutt'ora attiva un'associazione culturale che porta il suo nome. Muore a Castellano nel 1883.